Roma, stretta sui minimarket in Centro: i giudici del Consiglio di Stato, ribaltando una precedente decisione del Tar, danno ragione al Campidoglio al quale viene riconosciuta l'autonomia limitare le rivendite di souvenir e paccottiglia in Centro e nelle zone di pregio. Per i giudici amministrativi, Roma non è un Comune ordinario, e pertanto viene riconosciuta “la legittimità dello strumento prescelto dall’Assemblea Capitolina per tutelare una zona obiettivamente eccezionale della Città Eterna”. Sancita dunque la legittimità di un Regolamento capitolino che chiede criteri di qualità per avere un’attività nelle zone di pregio, ponendo condizioni non contemplate dalla legge nazionale sulla concorrenza. Esulta il presidente della Commissione Commercio Andrea Alemanni: “Una vittoria che fa la storia del commercio a Roma. Basta locali minuscoli tutti attaccati e senza il minimo servizio. È la conferma che il regolamento che abbiamo scritto, che riguarda anche le attività di laboratorio artigianale, oltre che efficace era anche corretto amministrativamente”. Un’esultanza più che motivata: La sentenza legittima infatti il Comune a comprimere il diritto di libertà di impresa quando va “in contrasto con beni le cui esigenze di tutela appaiono preminenti”, ciò che si proponeva, appunto il Regolamento approvato: 34 pagine di cartine geografiche, articoli e commi che definiscono in modo molto dettagliato cosa si può vendere in zona Unesco e cosa no in un territorio patrimonio Unesco. Un Regolamento che rende più difficile aprire sexy shop, internet point, money transfer o rivendite di paccottiglia ponendo paletti che riguardano la qualità, la serietà dell'investimento, le condizioni di sicurezza, di servizi e di insonorizzazione.