Venti opere finora poco note o di autenticità incerta, di Michelangelo Buonarroti, sono state ricollegate all'artista rinascimentale. Ne parla diffusamente il quotidiano romano Il Messaggero riferendo del lavoro di una ricercatrice indipendente romana, Valentina Salerno, che nello studio "Michelangelo gli ultimi giorni" ha ricostruito l'ultimo periodo di vita di Michelangelo, mettendo a confronto documenti provenienti da diversi archivi italiani e stranieri per arrivare a scoprire che, a differenza di quanto si è creduto sino ad oggi, Michelangelo non avrebbe distrutto le centinaia di bozzetti, disegni, sculture e disegni che aveva nella sua casa romana. Quelle opere, ritiene la ricercatrice, furono dall'artista affidate ad allievi e amici e poste in salvo in un luogo segreto. Dice intervistata Valentina Salerno: "Uno dei documenti ritrovati descrive l'esistenza di una stanza in cui vennero nascosti dei beni, che conteneva materiale tanto prezioso da prevedere un sistema di chiavi multiple per la sua apertura". Quella stanza, aggiunge "è vuota da oltre 400 anni" e da lì parte la ricerca alle opere disperse. A sostenere la ricerca sono stati i Canonici Regolari Lateranensi del Santissimo Sacramento e il professore Michele Rak. Il cardinale arciprete della basilica di San Pietro, Mauro Gambetti, ha inoltre dato vita a un comitato scientifico composto da grandi esperti provenienti dai maggiori musei del mondo.
Ecco un estratto dell'intervista pubblicata sul quotidiano alla ricercatrice:
d. Valentina Salerno la sua ricerca decennale portata avanti con il sostegno del professor Michele Rak e dei Canonici Regolari Lateranensi del Santissimo Salvatore come è nata? r. «Sembrerà assurdo ma mi sono imbattuta per caso in questa storia. Ho passato tutta la mia vita a fare ricerca storica e letteraria per tradurla poi in opere artistiche, in quel periodo avevo deciso di scrivere un romanzo su Buonarroti. Volendo ancorare il racconto a delle basi storiche mi sono messa a consultare i documenti originali disponibili negli archivi e nelle biblioteche legati alla sua vita e soprattutto alla sua morte che aveva portato con sé un segreto mai risultato oggetto di studio specifico, ovvero la sparizione della sua intera collezione privata». d. Centinaia di opere che erano nella casa dell'artista finirono in un cubicolo segreto già prima della sua morte. Ci si potrebbe chiedere se oggi sia ancora pieno... r. «Uno dei documenti ritrovati descrive l’esistenza di una stanza in cui vennero nascosti dei beni dagli allievi di Michelangelo, una stanza segreta che conteneva materiale tanto prezioso da prevedere un sistema di chiavi multiple per la sua apertura. La scoperta di questo documento originale è il vero tesoro, perché ricollega tutta una serie di dati e apre prospettive inedite su Michelangelo stesso. La stanza comunque è vuota da oltre 400 anni. Il documento rinvenuto crea un punto di snodo essenziale per ricostruire il viaggio di queste opere». d. Quante opere ci sono in giro che potrebbero essere attribuite a lui con sicurezza? r. «Di sicuro molte e per di più eterogenee. Mi sono dedicata a rintracciarne alcune concentrandomi soprattutto su quelle conservate in chiese e musei, perché chiaramente hanno spesso una linea documentale più chiara e tracciata». d. Christie's ha battuto all’asta un disegno che non si conosceva prima. E' collegabile al tuo lavoro? r. «In maniera sorprendente: parte dell’expertise si ricollega perfettamente alla mia linea di ricerca. Quando ho saputo dell’asta e sono andata a leggere sul sito la linea di attribuzione sono balzata sulla sedia dalla gioia. La mia ricostruzione trovava riscontro nello studio di una delle più grandi e serie case d’asta del mondo. In più io posso completarne alcuni passaggi con documenti ulteriori rinvenuti in archivio. Per me un’emozione fortissima».